Esperienza

La tecnologia come filo conduttore.

Il mio percorso professionale attraversa oltre venticinque anni, settori molto diversi e organizzazioni di dimensioni profondamente differenti. Dall’imprenditoria turistica alle grandi corporate, fino alle infrastrutture complesse, ogni passaggio ha aggiunto qualcosa al precedente. La tecnologia è stata la costante; ciò che è cambiato nel tempo è stato il modo di comprenderne il valore e di utilizzarla per trasformare organizzazioni, processi e modi di lavorare.

Salento

Trasformare le mentalità

Le prime esperienze professionali nascono nel Salento, in un territorio che nei primi anni Duemila stava vivendo una profonda evoluzione della propria economia turistica.

Internet iniziava a modificare radicalmente il rapporto tra strutture ricettive, intermediari e viaggiatori, mentre strumenti oggi del tutto ordinari rappresentavano ancora una novità per gran parte degli operatori.

È in questo contesto che inizio a lavorare tra ospitalità, marketing territoriale e tecnologie digitali, affiancando strutture e imprese locali nell’adozione di nuovi modelli di promozione e commercializzazione. Revenue management, marketing turistico digitale, booking engine e channel manager non significavano semplicemente introdurre nuovi strumenti: significavano mettere in discussione modelli di lavoro consolidati e ripensare completamente il modo di stare sul mercato.

Come libero professionista ho accompagnato decine di realtà locali in questa transizione, aiutandole a utilizzare le opportunità offerte da Internet per superare una dimensione prevalentemente territoriale, raggiungere nuovi mercati e costruire modalità di distribuzione e relazione con il cliente fino ad allora difficilmente immaginabili.

È proprio lì che nasce il mio interesse per la trasformazione digitale.

Non tanto per la tecnologia in sé, quanto per ciò che accade quando una nuova tecnologia obbliga persone e organizzazioni a cambiare prospettiva, abbandonare abitudini consolidate e ridisegnare il proprio modo di lavorare.

Nel Salento ho imparato soprattutto questo: la trasformazione tecnologica funziona davvero soltanto quando riesce prima a trasformare le mentalità.

Milano

Imparare i processi

Successivamente il mio orizzonte professionale si sposta a Milano e cambia radicalmente la scala delle organizzazioni con cui mi confronto.

Lavorare con grandi realtà come Il Sole 24 Ore, TIM, H3G e Vodafone Omnitel significa passare da una dimensione fortemente imprenditoriale e autonoma a organizzazioni strutturate, caratterizzate da sistemi articolati, responsabilità definite e processi formalizzati.

È un passaggio determinante.

La tecnologia smette di essere soltanto uno strumento capace di ampliare opportunità commerciali e diventa una componente di sistemi organizzativi molto più complessi, nei quali ogni cambiamento produce conseguenze su ruoli, procedure, informazioni e persone.

È qui che inizio a comprendere realmente il valore dei processi aziendali: la necessità di rappresentarli, governarli, comprenderne le interdipendenze e soprattutto evitare che la tecnologia venga introdotta senza considerare ciò che esiste intorno ad essa.

Un buon sistema, da solo, non basta. Nelle organizzazioni complesse il risultato dipende dalla capacità di far evolvere insieme tecnologia, processi e persone.

Milano mi insegna a conoscere la grande impresa e a comprendere che dietro ogni organizzazione strutturata esiste un’architettura di processi altrettanto importante di quella tecnologica.

Roma

Entrare nella complessità

Il trasferimento a Roma apre una terza fase della mia esperienza professionale e un nuovo cambio di prospettiva: il mondo delle grandi infrastrutture e delle tecnologie ad elevata complessità.

Il confronto passa dai servizi e dai sistemi digitali a organizzazioni impegnate nella realizzazione di prodotti, tecnologie e opere fisiche nelle quali ingegneria, industria, gestione economica e organizzazione devono necessariamente convivere.

Dalle esperienze in realtà specializzate nello sviluppo di soluzioni avanzate nel settore degli isolatori antisismici fino a grandi gruppi come Condotte d’Acqua e Webuild, entro progressivamente in contesti caratterizzati da progetti di lunga durata, filiere articolate, grandi cantieri e una complessità operativa molto diversa da quella conosciuta fino a quel momento.

È in questa fase che approfondisco anche il mondo del procurement, proprio mentre la funzione sta attraversando una significativa evoluzione tecnologica.

La progressiva transizione verso l’e-procurement mi permette di osservare dall’interno un cambiamento che avevo già conosciuto sotto altre forme: attività tradizionalmente fondate su documenti, relazioni e passaggi manuali iniziano a essere ripensate attraverso piattaforme, workflow, dati e processi digitali.

Ancora una volta la tecnologia diventa interessante soprattutto per ciò che modifica intorno a sé: responsabilità, flussi informativi, modalità decisionali, competenze e abitudini operative.

Roma mi insegna a confrontarmi con organizzazioni e progetti ad alta complessità, nei quali innovazione tecnologica e capacità di comprendere il contesto devono necessariamente procedere insieme.

Fincantieri

Far convergere le esperienze

È però con l’ingresso nella galassia Fincantieri, sette anni fa, che molte di queste esperienze iniziano progressivamente a convergere.

Entro in Fincantieri Infrastructure Opere Marittime praticamente dalla sua nascita, quando la società rappresenta ancora una nuova realtà nel panorama delle infrastrutture del Gruppo.

Avere l’opportunità di accompagnarne la crescita fin dalle prime fasi significa vivere un’esperienza molto diversa dall’entrare in un’organizzazione già consolidata.

Significa contribuire giorno dopo giorno alla costruzione di strutture, processi, strumenti e modalità operative; affrontare problemi che non hanno ancora una risposta organizzativa consolidata; partecipare alla progressiva trasformazione di una realtà nata con una logica da startup in un’impresa sempre più strutturata.

Soprattutto, significa avere la possibilità di lavorare al fianco di alcuni dei massimi esperti nazionali del settore delle opere marittime, assorbendo competenze, linguaggi e prospettive professionali molto lontane dalla mia formazione originaria e aggiungendo un’ulteriore dimensione a un percorso già fortemente multidisciplinare.

In questi sette anni ho potuto osservare e contribuire dall’interno alla crescita della società, fino alla sua affermazione tra le realtà di riferimento del settore delle opere marittime in Italia.

È stata anche la fase del mio vero salto professionale.

Le competenze maturate nel tempo su tecnologia, processi, digitalizzazione e organizzazione hanno trovato progressivamente uno spazio sempre più ampio, fino a portarmi all’attuale ruolo di Technology Innovation Manager di Fincantieri Infrastructure Opere Marittime.

Un ruolo che non considero semplicemente il punto più recente del percorso, ma la sintesi di esperienze costruite in mondi apparentemente molto distanti.

Nel Salento avevo imparato quanto fosse difficile e allo stesso tempo decisivo cambiare le mentalità.

A Milano avevo imparato a muovermi nella complessità delle grandi corporate e dei processi strutturati.

A Roma avevo imparato a confrontarmi con organizzazioni, tecnologie e infrastrutture ad elevata complessità.

Fincantieri mi ha dato la possibilità di ricomporre queste tre dimensioni in una visione professionale più matura, in cui tecnologia, processi, organizzazioni e infrastrutture fanno parte dello stesso modo di leggere l’innovazione.

Le opere marittime aggiungono anche una dimensione personale, perché riportano insieme tre elementi che mi accompagnano da sempre: tecnologia, infrastrutture e mare.

Dopo oltre venticinque anni, il filo conduttore è diventato chiaro: cambiano strumenti e contesti, ma resta la stessa domanda — come utilizzare la tecnologia per migliorare concretamente il modo in cui persone e organizzazioni lavorano.